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Samantha Cristoforetti: lo spazio si colora di rosa

È la prima astronauta italiana donna ad andare nello spazio.

Si chiama Samantha Cristoforetti e domenica scorsa, 23 novembre, insieme ai colleghi Terry Virts (NASA) e Anton Shkaplerov (Agenzia Spaziale Russa) è partita alla volta della Stazione Spaziale Internazionale dalla base di Baikonour in Kazakistan.

“È un sogno che diventa realtà” ha twittato poche ore prima di partire per la missione Futura 42, che la porterà a bordo della SSI per i prossimi sei mesi.

Un sogno che ha radici lontane e che Samantha ha raggiunto grazie all’eccellenza raggiunta nel suo percorso di studio e formazione professionale.

Un curriculum quello del Capitano pilota dell’Aeronautica militare davvero impressionante: Laurea in Ingegneria Meccanica conseguita all’Università di Monaco, Sciabola d'onore (un riconoscimento da Top Gun) all'Accademia aeronautica di Pozzuoli e poi un brevetto di pilota militare in Texas alla Euro-Nato Jet Pilot Training di Wichita Falls.

A maggio 2009 partecipa alle selezioni come astronauta all'Agenzia Spaziale Europea, risultando tra i migliori sei in una rosa di 8500 candidati. Infine, dopo essersi qualificata come primo ingegnere di volo sul veicolo Soyuz, a luglio 2012 è stata assegnata alla missione “Futura” dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) a bordo della SSI.

Parla italiano, tedesco, inglese, francese, nonché russo, lingua ufficiale e obbligatoria sulla Soyuz.

Ma nonostante “i titoli” è rimasta una ragazza spontanea, alla mano, estremamente gentile e con un grande senso dell’umorismo come traspare dalle risposte che dà ai quesiti posti dai lettori sulle pagine del sito avamposto42 “guida galattica per terrestri in missione” (domande proprio di tutti i tipi… comprese le difficoltà commesse alle “toilettes spaziali”!)

E a chi le chiede come e quando è nata questa passione per il cosmo, risponde tornando con la memoria alla sua infanzia, a Malé il paesino in provincia di Trento dove è cresciuta, dove il cielo – senza inquinamento luminoso – è straordinariamente bello. “Cosa sia stato non saprei dire di preciso, credo una combinazione di tante cose. Il prepotente cielo stellato delle notti di montagna che, insieme a degli ottimi insegnanti, mi insegnava la meraviglia di fronte al mistero della natura. Le letture di fantascienza, Star Trek in televisione, le giornate passate nei boschi in esplorazione – fortunatamente si poteva senza adulti – imparando la curiosità, il senso di avventura, la fiducia in me stessa e nella bontà del mondo”.

Ora questa ragazza cresciuta sulle nostre montagne ci rende orgogliosi e rappresenta l’eccellenza della tecnologia italiana ed europea nel mondo.
Un bell’esempio, al di là della questione di genere, di successo guadagnato attraverso impegno e intelligenza che dà speranza in questi tempi non proprio facilissimi.

Buon lavoro Samantha, accarezza le stelle anche per noi!

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