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Teenager: l'ora di scegliere In evidenza

Mamma, ma tu… cosa farai da piccola?!. Sorrido ancora pensando a questa buffa domanda che mi fece mia figlia quando aveva solo tre anni, dimostrando la sua attitudine a guardare le cose da una prospettiva decisamente fantasiosa, tipica dei bambini.Guarderò te diventare grande!”, le risposi.

Siamo a fine anno e per chi è in terza media, secondaria di primo grado per essere precisi, è ormai tempo di decidere quale indirizzo di studi prendere. Per molte famiglie è un rompicapo, l’ennesima occasione per far nascere ulteriori contrasti tra genitori e figli in un’età a dir poco complicata. Ed è così da sempre.

L’adolescenza è un passaggio delicato, lascia strascichi importanti e non te ne accorgi subito. Non c’è una formula magica per i genitori e neppure un modo per i figli per saltare a piedi pari questa fase della vita. Perché tutti ricordiamo che c’è stato più di un momento in cui abbiamo desiderato poter fare un salto in avanti, diventare subito grandi e indipendenti. Come se diventare adulti fosse una meta da raggiungere, un arrivo, una soluzione. Illusione adolescenziale che svanirà non appena scopriranno che le difficoltà aumentano progressivamente con l’andar degli anni e che di crescere non si finisce mai... anche se poi si dice “maturare”.

Quindi, con la beata innocenza che ancora si ritrovano, i tredicenni sono chiamati a scegliere come proseguire gli studi, verso quale strada incamminarsi, in un crocevia di cartelli con indirizzi scolastici propedeutici a professioni, vecchie, nuove o presunte tali, di cui spesso ne hanno appena una vaga idea. Con poche certezze, tanti dubbi e per i più fortunati, qualche sogno nel cassetto, s’incamminano sul sentiero scelto, seguendo il cartello “futuro”. Cambiare indirizzo di studi si può, ma è sempre meglio evitare per non perdere anni, dicono in molti. In realtà credo che il tempo investito per scegliere “la strada giusta” per il proprio futuro sia quello speso meglio. Anche se il viaggio dura di più, l’importante è che la meta sia quella desiderata: un’eventuale inversione di rotta si può anche mettere in conto, senza troppi drammi. 


A volte ci sono ragazzi che hanno già ben chiare le loro inclinazioni: chi per la matematica e la scienza, chi per le materie umanistiche o le materie artistiche. Scelta più facile penserete, invece non sempre. Anche se hai le idee abbastanza chiare, devi fare i conti con i tuoi genitori e con i consigli degli insegnanti e magari capita che questi non coincidano con la tue scelte. 

Ma quanto pensa l’influenza dei genitori? Tanto, tantissimo: per un’adolescente è difficile farsi carico di una scelta non condivisa da un genitore e per la famiglia è altrettanto difficile trattenersi dal non imporre il proprio punto di vista sui desideri del ragazzo o ragazza.

SE VUOL FARE L'ASTRONAUTA
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Il ruolo della famiglia è importantissimo quando un figlio manifesta chiaramente di voler seguire una particolare inclinazione che sia artistica, scientifica o umanistica. La generazione Z ha un vantaggio, per quanto sia paradossale dirlo, rispetto alle precedenti: nessuno potrà demotivarli con la classica frase “… poi non troverai lavoro!”. In Italia il mercato del lavoro è talmente in crisi che non ci sono più indirizzi di studio privilegiati, quindi tanto vale. Tanto vale lasciarli fare, lasciare che seguano il loro istinto, così non avranno rimorsi in futuro e non diventeranno adulti frustrati costretti a fare un mestiere o una professione che non amano. Un architetto non ha più chance di un ingegnere, un insegnante, un giornalista, un musicista o un ballerino. La differenza, quella vera, la fanno la determinazione, l’impegno, la passione. Non significa che la strada sarà più corta o meno insidiosa, ma sicuramente quando testa e cuore lavorano insieme il risultato, prima o poi, arriva. È così che la Cristoforetti è diventata astronauta!

LA FATICA NON DEVE FAR PAURA...

Abnegazione, parola ormai quasi obsoleta che significa sacrificare sé stessi per dedicarsi ad un obiettivo, nel caso dello studio, facendo anche rinunce e sacrifici. Credo che sia uno dei valori più importanti che una famiglia possa e debba ancora trasmettere, adesso più che mai. Oggi che la società celebra il successo facile, il lavoro smart (che non esiste), la propensione all’annientamento di qualsiasi fatica fisica e purtroppo anche mentale, dimostrare ai ragazzi che invece la vita reale è fatta esattamente del contrario di tutto questo, ovvero di impegno, sacrificio e determinazione è probabilmente lo strumento più importante che gli si possa offrire. Che a proteggerli troppo gli si fa male. Porto come esempio la storia di un ragazzino che voleva fare un istituto tecnico informatico, ma i genitori hanno insistito per metterlo al liceo scientifico perché per fare informatica doveva prendere due autobus, mentre il liceo era sotto casa: “scendi in pigiama” gli hanno detto, “Vedrai che poi sei contento!”. E così adesso è alle prese col latino, invece che con l’informatica e fa fatica, già al primo anno. Tutto questo per cosa? Il rischio è di crescere pensionati, poco inclini all'impegno, per poi lamentarci perché stanno sempre in poltrona. 
Quello del genitore è il mestiere più complicato del mondo e non ci sono istruzioni per l’uso, però alle volte basta mettersi in ascolto. Sono una generazione cresciuta in un mondo ricco di stimoli e hanno moltissimo da dare, più di quello che immaginiamo. Non ha senso fare confronti con il passato e il futuro è imperscrutabile, quindi la risposta è da cercare dentro di loro. Non ci deluderà! 

Crediti foto: Isabella (Isabel_theone)

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